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Alimentazione del bambino

Alimentazione del bambino: l’importanza dei primi 1000 giorni

Un’alimentazione sana ed equilibrata rappresenta per il bambino lo strumento principale di prevenzione di alcune delle malattie croniche della società moderna.

I primi mille giorni, il periodo che va dalla nascita ai 2 anni, si rileva un periodo critico, in cui i genitori devono, al contempo, attuare comportamenti alimentari responsabili e iniziare a trasmettere comportamenti virtuosi anche al piccolo di casa.

Superata questa primissima fase, sarà l’età prescolare (2-5 anni) a stabilizzare, per quanto possibile, i meccanismi alimentari acquisiti in casa, tenendo conto, comunque, della variabile ‘effetto imitazione’ che il bambino subisce in presenza dei suoi coetanei.

Così, capita spesso che tanti genitori, preoccupati che il loro bambino mangia poco in casa o solo alcuni tipi di alimenti, restino piacevolmente sorpresi nello scoprire che al nido o alla scuola materna il piccolo inizi a mangiare con più appetito o altri tipi di cibo, che vede mangiare dagli amichetti di scuola.

Raccomandazioni generali sull’alimentazione dei 1000 giorni

Quando si parla di alimentazione del bambino nella fascia d’età 0-2, è buona norma badare sia alla qualità alimentare che alla qualità dell’ambiente in cui il cibo viene lavorato/somministrato.

Ad esempio, indipendentemente che si adotti allattamento naturale o artificiale, si sa che fino ai 6 mesi il bambino deve nutrirsi esclusivamente di latte.

Va da sé che l’igiene è fondamentale. A partire dalle mani che manipolano il seno o il biberon, così come, a maggior ragione nell’allattamento artificiale, nella accurata sterilizzazione di bottiglie e tettarelle (tante mamme preferiscono il biberon con bottiglia in vetro proprio per questo motivo).

Allo stesso modo, non appena avviato lo svezzamento, porre in atto questi accorgimenti:

  • evitare ( a meno che non ne sia specificata la possibilità d’uso tramite apposita dicitura) di riscaldare al microonde cibi e bevande usando normali contenitori di plastica;
  • evitare di lavare in lavastoviglie gli utensili di plastica e in legno (dovrebbe essere scritto già nelle istruzioni d’uso dell’elettrodomestico);
  • insegnare quanto prima ai bambini la buona abitudine di lavarsi le mani prima di cominciare a mangiare.

Il ruolo attivo dei genitori nell’alimentazione del bambino

Come devono comportarsi i genitori per far sì che diventino, per il bambino, un modello da imitare? Ecco qualche consiglio:

  • mangiare insieme a tavola, evitando di tenere accesa la tv;
  • cercare di mangiare ad orari piuttosto regolari. Questo facilita anche la tenuta del ritmo del pasto quando il bambino è a scuola;
  • preferire frutta e yogurt per gli spuntini;
  • limitare l’uso del sale, onde evitare che il bambino associ erroneamente la sapidità alla gradevolezza. E i reni ringrazieranno;
  • incoraggiare il bambino a bere acque e, laddove piacciano, tisane come quelle a base di camomilla o finocchio;
  • fare un po’ di attività fisica durante il giorno. Anche farsi le scale a piedi anziché usare l’ascensore può essere un sistema valida per trasmettere al bambino l’idea che muoversi fa bene.

Rispettare la capacità di autoregolazione del bambino

Lo dicono le ostetriche ai corsi pre-parto e le consulenti all’allattamento : sin da quando viene al mondo, il bambino sa regolare da solo il suo senso di sazietà.

I genitori decidono, si spera con cognizione, cosa il bambino deve mangiare, ma quanto mangiare lo decide il bambino stesso.

Che, quindi, non è da ingozzare all’ingrasso, se fa capire che non vuol mangiare. Se dice stop è perché si sente sazio.

Al pari dell’allattamento al seno, che va SEMPRE a richiesta (l’artificiale è ‘temporizzato’- scusate il termine- per il semplice fatto che il latte in polvere è più pesante da digerire e bisogna evitare il sovraccarico di stomaco e intestino del lattante), anche lo svezzamento deve procedere con lo stesso ragionamento.

I piatti si propongono, bisogna aspettare che il bambino ne prenda confidenza- solitamente passando dalla manipolazione del cibo stesso- e cominci l’assaggio. Che non vuol dire che il bambino deve spazzolare subito il piatto.

La digestione è un meccanismo veramente complesso. Se, alcune volte, comporta fastidi durante tutta la vita di una persona, ben oltre l’infanzia, un motivo ci sarà.

E il bambino che comincia lo svezzamento deve abituarsi anche a digerire il cibo e le sue diverse consistenze. Oltre che abituarsi a sapori nuovi. Per cui è utopistico pensare di poter determinare anche la quantità che il bambino DEVE mangiare.

Può essere comprensibile che un genitore sia preoccupato del fatto che vede il proprio bambino mangiare poco, ma, come dice da sempre la pratica pediatrica, se il piccolo di casa è attivo vuol dire che quel poco che mangia gli garantisce la sufficiente produzione di energia per il suo metabolismo.

Il modello della dieta mediterranea

Invidiatoci nel mondo, il modello alimentare della dieta mediterranea è quanto di meglio un genitore possa offrire al proprio bambino.

Vegetali, cereali, legumi, proteine del latte e dei suoi derivati.

Frutta e verdure dai mille colori e di stagione, possibilmente acquistati dal contadino che non usa pesticidi e durante la stagione giusta.

Carne e pesce del nostro territorio, per garantire la filiera a km 0, fin dove è possibile.

Per maggiori informazioni sulla cosiddetta piramide alimentare della dieta mediterranea, si può consultare l’apposita sezione del sito della Fondazione Veronesi.

credit foto copertina: Pixabay

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