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Economia domestica

Autoproduzione casalinga. I prodotti che si possono fare in casa

L’autoproduzione casalinga è l’abitudine di fare in casa prodotti (alimentari e non) che, normalmente acquistiamo già confezionati in negozio.

L’autoproduzione non è soltanto sinonimo di abilità a manipolare gli ingredienti, ma questione di risparmio di soldi e tempo e, soprattutto, sicurezza di ciò che stiamo producendo (leggasi no conservanti).
A patto, però, di rispettare quelle norme igieniche che evitano contaminazioni da batteri e spore che possono annidarsi su mani, superfici o utensili.

Autoproduzione casalinga. Gli alimenti che si possono preparare in casa.

La quarantena di questi mesi ha ingegnato tanti di noi a decidere di intraprendere la strada dell’autoproduzione casalinga, specie a riguardo degli alimenti. I più ferrati sull’argomento si sono dilettati anche sull’autoproduzione non alimentare per eccellenza, cioè quella del sapone.

Ma in questo post ci si soffermerà sull’autoproduzione alimentare, prendendo come riferimento 3 prodotti presenti in molte case:

  • lievito di birra
  • kefir
  • germogli.

Autoproduzione casalinga del lievito di birra

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Il lievito è costituito da colonie di un fungo coltivato su uno strato di malto.

Utilizzato nella lievitazione di molti prodotti da forno, per praticità (specie di chi lavora) si ricorre all’acquisto di quello in commercio, presente fresco in cubetti o secco/istantaneo in bustine.

Ma fare il lievito in casa è semplicissimo: basta miscelare 150 ml di birra NON pastorizzata (dovete controllare sull’etichetta della bottiglia la dicitura. Nel gergo eno-gastronomico viene definita birra cruda), un cucchiaino e mezzo di farina, un cucchiaino e mezzo di zucchero e far riposare tutto per una intera notte.

Il composto così ottenuto può essere suddiviso in cubetti e conservato in frigo per un mese al massimo.

Autoproduzione casalinga del kefir

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Ne avevo già parlato nel mio precedente post, dedicato a questo preparato salutare di cui esiste anche una versione vegan a base d’acqua. Motivo per il quale, a differenza di quanto non succeda per lo yogurt, non adatto a chi soffre di forme gravi di intolleranza al lattosio, il kefir può essere una valida alternativa per gli intolleranti.

Ripropongo, comunque, anche qui e in maniera sommaria la ricetta del kefir classico, quello di latte, da fare in casa.

Basta unire mezzo litro di latte fresco a due cucchiai di grani di kefir, acquistabili in farmacia o erboristeria. Lasciare, poi, il tutto in un vaso di vetro sterilizzato, chiuso con un panno di cotone e legato da un elastico a formare una sorta di tappo, per 24 ore.

Passate le 24 ore, filtrare il composto in un colino, mescolando con un cucchiaio di legno per avere la giusta cremosità. Il tutto può essere versato in una bottiglia di plastica o in una ciotolina di vetro, visto che il kefir, a seconda della consistenza, può essere bevuto o mangiato al cucchiaio.

Autoproduzione casalinga dei germogli

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Quelli più famosi, che conosciamo praticamente tutti, anche chi non ne mangia, sono i germogli di soia.

Importati, se così si può dire, dalla cucina macrobiotica, sono molto più ricchi dei comuni ortaggi di sostanze antiossidanti, disintossicanti e immunostimolanti.

autoproduzione casalinga

Per cominciare l’autoproduzione casalinga bisogna disporre, a parte di una semplice bustina di semi da comprare a pochissimo prezzo in un normale supermercato, di un germogliatore, ossia un contenitore in plastica o terracotta in cui far germogliare i semi stessi.

In realtà, si potrebbero usare dei semplici vasetti con garza, ma il germogliatore è concepito per ottimizzare gli spazi e garantire la massima resa dei semi. Quindi da una sola bustina si possono ottenere veramente tante dosi.
Ancora meglio, il germogliatore è strutturato per evitare i ristagni d’umidità. L’acqua in eccesso si accumula nella vaschetta in fondo, un po’ come succede nei normali sottovasi, per cui vi è più facile toglierla.

Ma non gettatela! E’ già ricca di sali minerali ed è ottima per innaffiare le piante!

Fotocredit: Wikimedia Commons

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