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camminare con un cane
Un animale per amico

Cani a spasso. Il bon ton di Fido

Iniziano le belle giornate, il cambio d’orario le ha anche allungate. Se non fosse per il Coronavirus, sarebbe tutto perfetto. Peccato che il nostro amico a 4 zampe sia diventato l’escamotage preferito di chi vuole squagliarsela quei 15 minuti fuori di casa. A costo di portarsi a spasso un cane di pezza, uno ci prova.

Sperando di ristabilire quanto prima l’ordine naturale delle cose, che mediamente sono 1 cacca e 3 pipì al giorno, vediamo come ci si deve organizzare con Fido quando si decide di organizzare una passeggiata con lui.

L’ambiente in cui vive il cane

Premessa d’obbligo. L’ambiente in cui il cane vive stabilmente fa la differenza.

Un conto è il cane abituato a stare in una casa di campagna, in cui ha sempre l’opportunità di scorrazzare libero e relativamente senza freni. Un conto è il cane che vive in un appartamento di città ed è già abituato ad avere a che fare con spazi più limitati, ostacoli da individuare ed aggirare e, soprattutto, rumori di vario tipo.

Non scordiamo mai che l’udito del cane è quello che viene messo più a dura prova durante le uscite. L’olfatto si ‘assesta’ con la pratica, nel senso che il cane, anzi, meglio dire il padrone, di norma segue sempre lo stesso circuito, che più o meno il cane imparerà a riconoscere a naso, è il caso di dirlo, dopo i primi passi.

Il rumore molesto, però, è qualcosa di imprevedibile. Può essere l’abbaiare di un altro cane, la sirena dell’antifurto di un appartamento, il clacson di un’auto che passa a distanza ravvicinata.

Per riportare il tutto alla premessa dell’inizio, un cane di campagna potrà essere abituato al cicalino della sirena dell’allarme di casa, ma al clacson molesto no. Al quale, di converso, sarà sicuramente abituato un cane di città.

L’intesa con il padrone

Normalmente, in famiglia ci si organizza in maniera tale che, salvo imprevisti, sia sempre la stessa persona a portare fuori il cane, specie se molto giovane. Questo perché si devono creare da subito quelle premesse che rendono l’uscita fuori un’esperienza piacevole tanto per l’uomo che per l’animale.

Al di là di questa organizzazione, comunque, resta il fatto che l’accompagnatore del cane deve creare un clima di intesa e fiducia tale che per Fido sia naturale starlo a sentire: se il padrone dice un secco ‘no’ all’istinto del cane di mangiare la meglio zozzeria che trova in terra, Fido deve essere naturalmente portato ad assecondare il divieto.

Il padrone non deve essere un despota agli occhi del cane, altrimenti il minimo di reazione che ci deve aspettare è un ringhio, se non direttamente un morso.

Il padrone è colui che rassicura sempre, sia nel rapporto a due accompagnatore/Fido sia quando, nel corso della passeggiata, si intromette un terzo incomodo, che può essere un’altra persona o un altro animale.

L’ABC della passeggiata con il cane

Può esistere una sorta di vademecum che vada bene, in linea generale, con qualsiasi razza di cane portiamo a spasso?

Certo, sarebbe ingenuo sottovalutare l’indole propria della razza che abbiamo in casa.

Chi ha un Labrador, ad esempio, sa che questa razza appartiene alla categoria dei cani da riporto, originariamente usati nella caccia e geneticamente sviluppatisi in maniera tale da SAPER ASPETTARE: che il cacciatore individuasse la preda, che questa morisse, l’ordine definitivo del cacciatore di riportare la preda morta.

E’ tanto difficile pensare che questi cani riescano a garantire ai padroni una passeggiata relativamente tranquilla?

Chi ha razze più esuberanti è destinato a perdere ogni speranza? No, perché è sempre possibile insegnare al cane almeno i comandi base.

I comandi base : gli esercizi essenziali per il cane

  • Seduto: il comando serve non solo per far stare il cane tranquillo accanto al padrone, ma anche a calmarlo se si trova in uno stato di agitazione o sovra-eccitazione, ad esempio per la distanza troppo ravvicinato di un altro animale;
  • Stai: usare questo comando, spesso sostituito dalla parola ‘resta’, insegna al cane ad attendere il ritorno del padrone senza muoversi. Pronunciare questo comando con tono un po’ più alto, qualora servisse, impedisce al cane di lanciarsi d’impeto verso obiettivi pericolosi. Un esempio? Il cane troppo contento di sentir arrivare l’auto del padrone che gli si fionda contro per fargli le feste, magari cercando di attraversare la strada;
  • Vieni: il meno ‘comando’ tra tutti. Psicologicamente, per il padrone, è più un invito. D’altronde, non si usa questa parolina magica anche con i propri figli piccoli per incitarli a camminare verso di sé? E’ il comando a più lenta digeribilità, nel cervello di un cane. Se dice no, è no. Tale e quale ai bambini, del resto. Forse uno dei motivi per i quali il padrone insiste poco ad usarlo, sebbene in alcune circostanze faccia da salvavita. Un classico? Per chi abita in condominio e usa l’ascensore, è l’unico comando che, forse, riesce a sbloccare il timore del cane ad entrare in cabina. Altrimenti, è un continuo fare dentro-fuori col pericolo che le porte dell’ascensore si chiudano improvvisamente sul corpo del cane.
  • Lascia: tra i comandi è quello che, alla velocità della luce, si trasforma in rimprovero vero e proprio. A chi non scapperebbe la pazienza se si dovesse vedere sbrindellato per casa l’ennesimo telecomando?

E se il cane si dovesse rivelare difficile da gestire? E’ consigliato sicuramente rivolgersi ad un addestratore cinofilo. Volete qualche informazione in più? Potete consultare, ad esempio, il sito https://www.caniproblematici.it/

credit immagine di copertina Pixabay

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