Crea sito
cosa_è_il_coliving
Economia domestica,  Lifestyle e dintorni

Coliving: vivere e lavorare nello stesso ambiente

Il momento attuale, forse, è il meno adatto per presentare il coliving, ma è strettamente legato ad un fenomeno che, invece, in Italia è esploso in seguito alle misure preventive del Coronavirus e cioè lo smart-working.

Non si tratta di cohousing ( come sarebbe facile pensare per i classici studenti fuori sede) e non si tratta di coworking, visto che non si condivide solo lo spazio di lavoro. Vediamo, quindi, di cosa si tratta.

Cosa è il coliving?

Il coliving è la condivisione degli stessi spazi in cui si vive e lavora. Va da sé che non tutti i lavori si prestano a questa forma coabitativa, per cui la definizione si può restringere soprattutto ai liberi professionisti, ai freelance e ai dipendenti che possono lavorare da remoto (da qui la premessa iniziale al post).

In sostanza, ci si alza al mattino per fare colazione con le stesse persone con cui, a distanza di 3/4 ore, ci si potrà trovare davanti al bollitore elettrico per un pausa caffè in stile americano. E nel frattempo discutere del lavoro svolto, seppure ognuno in forma autonoma.

Differenze rispetto al cohousing e al coworking

Nel cohousing, che è la fattispecie di coabitazione più frequente in Italia, gli spazi abitativi ‘privati’, solitamente all’interno di un appartamento abbastanza grande, sono le singole camere, mentre restano ad uso comune, quindi condiviso, tutti gli altri ambienti.

La casa serve essenzialmente per consumarci i pasti e per dormire, mentre l’attività di studio o lavoro viene svolta fuori.

Nel coworking, al contrario, lo spazio comune è condiviso solo per motivi lavorativi, fermo restando che ogni lavoratore fa storia a sé, nel senso che ogni attività è di tipo indipendente.

La vita privata si svolge a casa propria.

La casa-tipo per il coliving

Si tratta di abitazioni piuttosto grandi che sono in grado di ospitare fino a 10 persone. Ogni occupante ha a disposizione la propria camera, mentre i restanti ambienti (cucina, soggiorno, eventuale lavanderia) sono ad uso comune.

Sembrerebbe una normale casa da studente fuori sede. In realtà, le abitazioni destinate al coliving hanno degli spazi appositi ad uso e consumo dei lavoratori. Possono essere delle postazioni ufficio, così come addirittura delle piccole salette riunioni attrezzate per le videoconferenze.

Inutile dire che la connessione internet è sempre presente, per ovvie ragioni.

Il plus di questi spazi abitativi è che, solitamente, sono collocati al di fuori dello stress della vita urbana, specie nelle grandi città. Non è raro, infatti, che le strutture che fanno coliving si trovino nelle periferie che iniziano ad incastrarsi lungo paesaggi di campagna o collinari.

Se gli spazi lo permettono, sono esse stesse dotate di grandi giardini attrezzati o palestre all’aria aperta, se non, addirittura, una piscina.

Gli interni, allo stesso tempo, possono prevedere una sala relax con musica, una saletta biblioteca o la sala giochi con l’immancabile biliardino.

Tutto pensato, insomma, per spezzare la routine lavorativa ed offrire una vera e propria valvola di sfogo a lavoratori che, per professione, sono costretti a stare seduti per molto tempo davanti al computer.

La questione risparmio economico

Tenuta a mente la premessa dei servizi che una struttura destinata al coliving mette a disposizione, è chiaro che affittarne una è un impegno economico non indifferente. Si parte da circa 600 euro ma si può arrivare anche a 3000 euro al mese, a seconda di ciò che si sceglie e delle proprie tasche.

Quindi, dove sarebbe la convenienza? Nella formula all-inclusive.

A differenza di quanto avviene nel cohousing (riportiamo il solito esempio dello studente fuori sede), in cui l’unica spesa fissa è il canone d’affitto ma le bollette, poi, restano un’incognita e bisogna sperare di non avere coinquilini spendaccioni e poco inclini all’economia domestica, nel coliving il canone mensile comprende affitto, bollette, spese condominiali, connessione internet e spese di manutenzione.

Diciamo che, laddove il prezzo iniziale possa sembrare alto, almeno ci si rende subito conto se è una spesa affrontabile e, soprattutto, non contempla ‘sorprese’ legate alle bollette bimestrali. E’ una spesa fissa del proprio budget e come tale può essere meglio gestita.

Tra l’altro, è da considerare che il coliving azzera completamente il costo extra dell’affitto di un ufficio, visto che l’ufficio si trova in casa.

L’aspetto psicologico del coliving

Premessa importante. Se si sa di non avere un carattere, diciamo così, elastico alla tolleranza e all’adattamento, forse il coliving non è la soluzione abitativa a voi più consona.

Se le case affittate agli studenti, spesso e volentieri, mettono in ‘comunione dei beni’ persone dello stesso sesso, nel colinving questo non avviene praticamente mai.

Per logica, e solo nelle stanze condivise, tipo le doppie, ci si ritrova a dormire donne con donne e uomini con uomini, a meno che il mix sia giustificato dall’essere in coppia. Ma anche qui, con le ovvie eccezioni…

Per il resto degli ambienti, cromosomi femminili e maschili si mischiano davanti alla tazzina di caffè la mattina, a pentole e padelle ai pasti, in coda per il bagno praticamente sempre.

Ed ancora, da considerare specie nelle grandi realtà cittadine, in cui è frequente l’emigrazione interna ed esterna (gente che viene da altri Paesi ma anche gente italiana che si sposta tra nord e sud), ovviamente si richiede mente aperta per la civile coabitazione con persone che professano una religione diversa dalla nostra, cucinano in modo alternativo, hanno difficoltà linguistiche.

I riferimenti in Italia per il coliving

Sono diversi i siti in Italia che possono essere presi come riferimento per avere maggiori informazioni sul coliving.

Ve ne inserisco qualcuno:
https://www.co-living-italy.com/home-italiano
https://www.dovevivo.it/it/
https://311verona.com/coliving-it/
http://www.benetural.com/it_IT/coliving/

Potrete notare, in qualche sito, l’avviso relativo al Covid e, giustamente, la temporanea sospensione dell’attività di accoglienza abitativa per ovvi motivi di salute pubblica.

Ciò non toglie che possiate comunque consultare i siti a titolo informativo e valutare se, di qui a qualche mese e in base al vostro lavoro, questa non possa essere la vostra nuova soluzione di vita, anche se solo temporanea.

articoli correlati:

Fotocredit: Coliving.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.