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Perché chi ha tutto è triste e chi sta male sorride?

Articolo a cura di Maricla Pannocchia, fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato ‘Adolescenti e cancro’.


I sorrisi dei ragazzi malati di cancro sono ciò che mi hanno spinto a fondare, nel 2014, la mia Associazione di volontariato Adolescenti e cancro per far sì che nessun adolescente debba affrontare la malattia da solo.

A ben pensarci, è strano, perché quando pensiamo al cancro – soprattutto a quello infantile – i sorrisi di sicuro non sono la prima cosa che ci viene in mente.

Quando mi sono avvicinata a questo mondo, pensavo che ne sarei uscita in fretta, forse ancora prima di entrarci davvero; temevo che avrei avuto a che fare con famiglie affette dal dolore (fisico ed emotivo), dalla paura, dalla morte… ed è vero, tutte queste componenti sicuramente fanno parte del percorso di malattia oncologica in un bambino o ragazzo, tuttavia non sono ciò che spicca di più.

In un mondo  – quello dell’oncologia pediatrica – dove a rigor di logica le persone dovrebbero essere chiuse in sé stesse, preoccupate solo del proprio dolore, tristi, arrabbiate, arrese, ho trovato la vera forza, l’amore incondizionato, ho visto famiglie sconosciute diventare profondamente unite nel giro di poco tempo e ho scoperto il vero significato della parola “resilienza” (la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà).

In questi sei anni di vita dell’Associazione ho avuto l’onore di conoscere tanti ragazzi e genitori; è un privilegio per me entrare in punta di piedi nelle loro vite, e lo è per tanti aspetti: uno è che in quella che viene definita la “vita normale” generalmente non abbiamo a che fare con l’amore vero, il rispetto, la condivisione, i veri valori umani che queste famiglie condividono con me quando, lo ricordo, avrebbero motivo di avere un atteggiamento scostante verso il mondo, colpiti come sono stati da una grave realtà e troppo spesso dall’ingiustizia più crudele di tutte, la perdita di un figlio.

E mi sono ritrovata a chiedermi più di una volta perché la maggior parte delle persone “normali”  – ovvero quelle che non hanno gravi problemi, né di salute né di altro – tende a lamentarsi, a guardare sempre al domani, a essere insoddisfatta e ad avere atteggiamenti negativi/cattivi sia verso sé stessi sia verso gli altri. Se ci concentriamo su questo, noteremo facilmente come chi ha tutto tenda a non essere completamente felice e chi invece ha poco o niente tenda a sorridere per le piccole cose.

Quando vado in spiaggia, ad esempio, vedo madri che urlano contro i figli per la minima sciocchezza, che si seccano quando i figli vanno a disturbarle mentre prendono il sole; sento discorsi di persone adulte di varie età che si lamentano dei colleghi, dei vicini, del traffico in autostrada … danno per scontato il fatto di essere vivi, come se fosse qualcosa che gli è dovuto.

E poi penso a tutti i ragazzi che conosco, a quelli rinchiusi in una camera d’ospedale, felici per una boccata d’aria, per una passeggiata in giardino, per la presenza di una persona cara.

Mi è accaduto di vedere persone “normali” con gli occhi estremamente tristi, nonostante abbiano la maggior parte delle cose necessarie a essere felici (dei figli, un buon lavoro, stabilità economica, la possibilità di soddisfare i propri bisogni e anche i vizi)… molte di queste persone sono volontarie in Associazioni benefiche, e aiutano gli altri. Eppure, niente di ciò che hanno sembra abbastanza per renderle davvero, completamente felici.

E allora, mi chiedo, come mai la maggior parte della gente come me, come (immagino) te che stai leggendo, non è e non sarà mai in grado di arrivare all’apprezzamento della vita che appartiene alle persone come i giovani oncologici? Il loro livello di comprensione del mondo e della vita stessa è molto più alto del nostro e lo stesso vale per tutte le altre persone che affrontano gravi difficoltà.

Ma dobbiamo essere messi di fronte a una grave difficoltà per capire davvero la vita, per viverla appieno, per (ri)scoprire i nostri valori?

Poco dopo aver fondato la mia Associazione di volontariato nel 2014, mi sono imbattuta nella storia di un ragazzo americano affetto da un tumore alle ossa, in fase terminale, che disse: “Non dobbiamo aspettare di morire, per cominciare a vivere”.

Con queste parole, il messaggio che voglio far arrivare ai lettori è che spesso la vita ci mette davanti a delle difficoltà, grandi o piccole che siano, ma tutti abbiamo dentro di noi la forza, la resilienza, per andare avanti.

Lo spirito umano è capace di grandi cose, spesso più di quanto immaginiamo. Molti di noi hanno una vita senza grandi problemi, oserei dire una vita bella, se solo sapessimo vederla per quello che è davvero; chiudiamo gli occhi, inspiriamo, liberiamoci di chi e di cosa c’impedisce di essere davvero noi stessi, entriamo in contatto con la natura, mettiamoci a disposizione degli altri… perché non dobbiamo aspettare che un medico ci dica “hai il cancro” per cominciare a vivere davvero.


CONTATTI WEB

www.mariclapannocchia.net
www.adolescentiecancro.org
www.facebook.com/adolescentiecancro


credit foto di copertina: Pixabay

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